IL RITRATTO DI DORIAN GRAY, di Oscar Wilde

dorian_gray“La vita imita l’arte molto più di quanto l’arte non imiti la vita.” (Lord Henry Wotton, ne “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde)

Il ritratto di Dorian Gray”, come tutte le opere di Oscar Wilde, è ricco di massime, poste dai critici nella categoria di aforismi, che donano allo stile dello scrittore un modo tagliente di affrontare le verità della vita. Come disse lo stesso Wilde, “Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto”. Il ritratto di Dorian Gray lo è, un libro scritto bene, anche a dispetto di tutti coloro che vedono in esso solo un incitamento al peccato. L’opera si colloca tra i capolavori della letteratura inglese. In essa c’è una vera e propria celebrazione del culto della bellezza che Wilde insegue nell’arco di tutta la sua esistenza, sia attraverso la sua produzione artistica che la sua condotta di vita, antivittoriana, anticonformista e sdegnosa della morale borghese inglese. Chi conosce la vita dell’autore, alla fine della lettura dell’opera, non potrà non essere d’accordo che la vera interpretazione del romanzo la dà l’autore stesso in una corrispondenza epistolare con un suo amico: “Basil Hallward è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che mi piacerebbe essere”.

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