CIME TEMPESTOSE, di Emily Brontë

cime_tempestose_libro“A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare ad esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l’impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l’inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili; dà poca gioia apparente ma è necessario. Nelly: io sono Heathcliff! Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch’io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Così, non parlar più di separazione: ciò è impossibile e…” (Catherine in “Cime tempestose” di Emily Brontë)

Catherine e Heathcliff si appartengo. Lo si comprende nelle parole di questa frase che lei pronuncia, lo si comprende nelle parole di lui quando Catherine muore. L’uno non può vivere senza l’altra e viceversa. Sono un’anima che vive in due corpi. Catherine è Heathcliff, lei lo urla a Nelly prima di sposare Linton, Heathcliff è Catherine, lui lo urla sempre a Nelly alla morte di Catherine. Il resto è dolore e vendetta, capriccio ed egoismo, passione fino all’estremo che alla fine distrugge entrambi. “Cime tempestose”, il cui titolo originale in inglese è “Wuthering Heights”, le terre situate alla sommità di un colle spazzato dal vento del nord, è l’unico romanzo di Emily Bronte e fu pubblicato per la prima volta nel 1847 sotto lo pseudonimo di Ellis Bell. La storia è raccontata come una sorta di lungo racconto che Ellen Dean, o Nelly, la governante della famiglia, racconta al signor Lockwood, il nuovo affittuario di Thrushcross Grange; il finale è invece ambientato l’anno successivo alla partenza di Mr. Lockwood. Oggi è considerato un classico della letteratura inglese ma alla sua prima pubblicazione il romanzo non venne accolto in maniera molto entusiastica dalla critica e suscitò uno scandalo in quanto si rimproverava all’autrice troppa brutalità e troppa violenza in alcuni passaggi. Inoltre la struttura della trama, definita “a matrioska” e innovativa per quel periodo, nella quale è assente un punto di vista oggettivo, rese i critici molto perplessi. Un altro fatto sconcertante per l’epoca era che Heathcliff non si redimesse. Per questo, il libro fu tacciato di immoralità.

Possa svegliarsi fra i tormenti! – gridò Heathcliff con una spaventosa veemenza, picchiando i piedi, ruggendo di dolore in un improvviso parossismo d’irresistibile passione. – Sì, sì, bugiarda fino alla fine! Dov’è dunque? Non là… non in cielo… scomparsa, dove? Ah, tu dicevi che non t’importava nulla delle mie sofferenze! Ed io faccio una preghiera, e la ripeterò fin che la mia lingua si secchi: Catherine Earnshaw, possa tu non trovar mai riposo fin ch’io vivo! Tu dici che io ti ho uccisa: tormentami, allora. Le vittime perseguitano i loro assassini, io credo. Io so di fantasmi che hanno errato sulla terra. Sta sempre con me… prendi qualunque forma… rendimi pazzo! Ma non lasciarmi in questo abisso, dove non ti posso trovare! Oh Dio, è impossibile! Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima! (Heathcliff in “Cime tempestose” di Emily Brontë)

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