Un pò di mesi fa chiudevo la mia chiacchierata con Daniela Volontè con questa domanda:

Di tutti i personaggi, sia maschili che femminili, che hai creato a quale sei più legata?

“A dir la verità sono più legata a un personaggio che molti lettori non hanno ancora conosciuto. Alexander Morrison, il protagonista del secondo romanzo che ho autopubblicato. È un personaggio a cui sono molto affezionata sia per via della sua giovane età, sia per la sua storia personale. E posso anticipare che tra un po’ tornerà una nuova versione di questo libro.” 

Il libro che parla di Alexander è stato pubblicato da poco ed è già nelle mani delle fans di Daniela che lo aspettavano con ansia.

E’ facile innamorarsi dei personaggi dei libri di Daniela così come è difficile dimenticarli. James e Valentina in “Buonanotte Amore mio”, il fenomeno editoriale del 2015, diventato subito un best seller ai primi posti delle classifiche. Riccardo e Melissa in “L’amore è uno sbaglio straordinario”. Patrik e Greta in “Non chiamarmi di lunedì” e adesso Alexander ed Elisabeth in “La meraviglia di essere simili”. Tutti pubblicati dalla Newton Compton Editori. Storie intense, diverse ma al tempo stesso uguali, perché i protagonisti sono “anime fragili che si cercano”, che si incontrano casualmente e le cui tessere della propria anima, come in un puzzle, si incastrano perfettamente. James, Riccardo, Patrik e Alexander, tutti e quattro con un passato doloroso, affrontano la vita con durezza ma trovano, rispettivamente, in Valentina, Melissa, Greta ed Elisabeth il balsamo per il proprio dolore. Storie nelle quali non è difficile ritrovarsi per le lettrici perché raccontano sentimenti che tutte noi conosciamo, che percorrono sentieri familiari dove i sentimenti si fondono tra loro. Daniela è brava a sviluppare il romanzo alternando il punto di vista di lui e di lei, con un linguaggio semplice e chiaro che arriva dritto al cuore e lo cattura.

Quando nasce in te l’idea di diventare scrittrice?

Ciao e grazie di avermi invitato a questa bella chiacchierata. Intanto non mi definisco una scrittrice, sto muovendo i primi passi in questo mondo che per me è ancora nuovo. Anche perché mi sono avvicinata alla scrittura come forma terapeutica per riprendere il controllo della mia vita in un momento in cui molti aspetti mi stavano sfuggendo di mano. Quindi posso dire che tutto è iniziato per caso e non avrei mai immaginato che la vita potesse porgermi certe sorprese.

Cosa hai pensato e provato quando la Newton Compton ti ha contattata per inserirti tra i suoi autori?

Per una persona come me, insicura cronica e che non crede molto in quel che scrive o in quel che fa in generale, è stata una cosa assolutamente inaspettata. Non ho mai inviato un manoscritto a una casa editrice proprio perché non ritengo le mie storie superiori a quelli di moltissime altre persone e l’idea di essere contattata da loro senza essermi proposta, mi ha reso ancora più felice, ma anche più ansiosa visto che vivo con la paura di deludere le loro aspettative e quelle di chi legge i miei libri.

Dell’esperienza di self-publishing, da cui sei partita, cosa conservi?

Secondo me lo spirito del self non ti abbandona mai. Un autopubblicato è abituato a fare tutto da sé, quindi scrivere, editare, copertina e promozione, quindi questa propensione rimane in noi. Ad esempio cerco modi nuovi di proporre il mio libro alle persone tentando di evitare di essere troppo invadente e noiosa, oppure guardo spesso immagini con occhio critico e cerco quelle che mi piacerebbe utilizzare per i miei libri. Insomma è un qualcosa che ti resta attaccato addosso…

Parliamo dei protagonisti dei tuoi romanzi. Ti sei ispirata a qualcuno di reale o sono puro frutto della tua fantasia?

Sono quasi tutti frutto della mia fantasia, perché quando creo un personaggio l’aspetto esteriore viene dopo, punto più sulle caratteristiche che voglio dare al loro carattere. Per l’aspetto esteriore, invece, qualche volta resto colpita da mix di colori particolari di qualche attore e allora prendo spunto qua e là. Ma i miei personaggi non sono mai persone reali e concrete che ho conosciuto nella vita.

Cosa c’è di Daniela in Melissa, Valentina, Greta ed Elisabeth?

Come dico spesso: è facile descrivere una città in cui non sono mai stata grazie a internet, Google Maps ecc… Ma non riesco a farlo con sentimenti mai provati. Per descrivere emozioni come paura, angoscia, felicità, attingo dalle mie esperienze. Quindi c’è un pochino di me in ognuna di loro! Un saluto a tutti. Daniela

Intervista a cura di “Leggendo tra le righe”

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